Speculum, dal latino ‘specere’ (= guardare, osservare ) a sua volta derivato da una radice indoeuropea, spek, con il senso specifico di ‘guardare’.

Lo Specchio implica un racconto senza fine. Un racconto che accompagna la storia dell’uomo da molte migliaia di anni. Tutti i popoli della Terra, in qualche parte della loro storia di civilizzazione, hanno scoperto lo Specchio in mille forme. Dallo specchiarsi nell’acqua e vedere la propria immagine riflessa, nell’antichità, ai successivi piatti di terracotta nei quali veniva versata dell’acqua al fine poi di usarli come specchio, alle seguenti superfici discretamente levigate di diversi materiali come il bronzo e il rame, fino alle odierne lastre di vetro perfettamente riflettenti.

“Che cos’è lo Specchio? Un numero infinito di punti di vista lungo il viaggio dell’autocoscienza." Lorenzo Ostuni

Perchè gli umani hanno creato lo Specchio? L’istinto evolutivo li ha spinti a volere fortemente l’appagamento di un bisogno : il bisogno di autocoscienza; trasformare la propria ombra inseparabile e illegibile in immagine finalmente decifrabile, commutare la propria opacità in trasparenza, cambiare la propria ottusità in coscienza di sè, la propria notte in alba della percezione. In termini primordiali lo Specchio si pone come la perfetta fusione di acqua marina e luce solare, di H2O e fotoni. Sorta la vita, nasce lo Specchio.” (1)
Nella tradizione giapponese il sole è Specchio, l’universo stessso è Specchio, l’Assoluto è Specchio puro. Presso popoli del sud della Cina e di molte isole polinesiane lo Specchio è l’oceano, che riflette l’oceano e diventa padre di tutti i viventi. Dallo Shintoismo alle religioni del Tibet e dell’Iran il culmine dell’ascesi spirituale viene chiamata “lo Specchio”. Un mito asiatico narra che Dio era “uno Specchio infinito”. Un giorno decise di frantumarsi in un numero illimitato di frammenti, ciascuno dei quali conservava le originarie proprietà divine ... e così nacque l’universo. Quindi la mitologia, l’antropologia, l’etnologia dello Specchio sono alcune delle più complesse che esistano nella storia umana. Il tema dello Specchio ha sempre affascinato lo spirito umano attirando nel corso dei secoli l’attenzione delle più svariate figure di ricercatori. “Agli inizi del 900 le scoperte relative ai territori inconsci da parte di Freud e Jung ne hanno fatto un Simbolo elettivo degli oscuri recessi dell’anima. Luogo di manifestazione del doppio, canale di decantazione della controparte occulta della personalità cosciente, lo Specchio è stato studiato all’interno del mito arcaico di Narciso, della storia avventurosa di Alice e del sostrato superstizioso di molte tradizioni popolari.”(2) (strumento delle streghe, del Diavolo; oggetto capace di catturare l’Anima).
Ma le superfici specchianti non significano soltanto autosservazione, ma anche osservazione dell’Universo; a Roma c’era il fenomeno della Speculatio e della Consideratio ( da cum sideribus, l’insieme delle stelle; quindi considerare significava guardare le stelle in uno Specchio ). Cioè gli antichi, per osservare il cielo notturno, dopo millenni di osservazione ad occhio nudo, iniziarono ad utilizzare uno Specchio dentro al quale le stelle venivano riflesse. Lo Specchio permetteva di focalizzare, raccogliere e mirare la percezione, e questa percezione si chiamava Speculatio, dal latino speculum.
La storia tecnica dello Specchio è forse la più complessa fra le storie dei materiali di produzione umana di cui la civiltà si è interessata. Oggi troviamo specchi di cristallo, di vetro, ma in epoca più antica, gli specchi erano prevalentemente di bronzo, rame o argento levigato. Nella Roma classica, nell’Atene classica e nell’Egitto antico, lo Specchio era costosissimo perchè il levigatore impiegava un anno a levigare un solo Specchio ottenendo inoltre un’incerta superficie specchiante. “Sono stati necessari millenni di faticosi avanzamenti tecnologici per riuscire a fabbricare una lastra veramente cristallina, idonea a riflettere con fedeltà la realtà circostante. L’arte di ogni epoca ha lavorato sul retro e sui contorni dello Specchio, quasi mai sulla superficie specchiante. Qualcosa di misterioso che ha sempre oscillato tra il pudore sacro e il tabù e che ha tenuto lontane le mani dei creativi dal riflettente cristallo, eccessivamente fragile. Ciò che troppo laboriosamente era riuscito a diventare limpido e capace di riflessione inalterata non doveva esser più manomesso e macchiato nemmeno dalle belle arti. Lo Specchio esigeva intangibilità.”(3) Poi, un artista, quarant’anni fa, decise di invertire la tendenza : la fragile e incontaminata sostanza cristallina poteva diventare materia prima di un’arte. Cominciò un lungo viaggio : le incisioni al diamante su Specchio di Lorenzo Ostuni.
“Lo Specchio inciso costituisce una rivoluzione nella storia dell’arte e dell’estetica : unica tra tutte le arti, l’incisione su Specchio specchia se stessa e insieme riflette il riguardante. Sembra paradossalmente avere le stesse caratteristiche della mente umana, che contemporaneamente percepisce la realtà circostante e appercepisce se stessa nell’atto di catturare la realtà e capovolgerla.
Ed è nel cuore del capovolgimento che risiede l’origine della coscienza.” (4)

(1)(2)(3)(4) Dagli scritti e dai dialoghi con Lorenzo Ostuni riguardo lo Specchio nel suo studio ‘La Caverna di Platone’.

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